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Due preventivi di cessione del quinto davanti. Rata simile, TAN simile. Sembra tutto chiaro…e invece no. Perché nella cessione del quinto, e questo è un punto che chi confronta le offerte per la prima volta tende a sottovalutare, il TAN da solo non dice quasi nulla sul costo reale del finanziamento. Quel costo sta altrove, in un indicatore che gli intermediari sono obbligati a comunicare ma che troppo spesso finisce relegato in fondo alla pagina, in corpo piccolo: il TAEG. Chi lo ignora rischia di scegliere l’offerta sbagliata convinto di aver scelto quella giusta. Chi lo capisce, invece, ha in mano l’unico strumento che serve davvero per confrontare.
Cos’è il TAEG?
TAEG sta per Tasso Annuo Effettivo Globale. In pratica, è una percentuale che riassume quanto il prestito costa davvero ogni anno, mettendo insieme tutto: gli interessi sul capitale (quelli che il TAN indica), le spese di istruttoria, le commissioni dell’eventuale agente in attività finanziaria, gli oneri erariali. E poi c’è la voce che fa la differenza vera, quella che nella cessione del quinto pesa più che in qualsiasi altro finanziamento: i premi delle polizze assicurative obbligatorie.
Vale la pena insistere su questo punto. La cessione del quinto è l’unico tipo di prestito in cui la legge impone coperture assicurative come condizione per l’erogazione. Non sono facoltative e non sono un extra che si può declinare. Il D.P.R. 180/1950 le prevede espressamente: polizza rischio vita e polizza rischio impiego per i dipendenti, sola polizza vita per i pensionati. Quei premi entrano nel calcolo del TAEG. E sono quasi sempre la ragione per cui TAN e TAEG, nella cessione del quinto, mostrano una forbice più ampia rispetto a quella di un normale prestito personale. Un TAN al 5% può diventare un TAEG al 7 o all’8%, e chi si è fermato al primo numero scopre il secondo solo quando è troppo tardi per tornare indietro.
TAN e TAEG nella cessione del quinto divergono
Con un prestito personale tradizionale, la distanza tra TAN e TAEG è di solito contenuta. Poche spese accessorie e nessun obbligo assicurativo strutturale. Con la cessione del quinto cambia tutto. La componente assicurativa può incidere tra il 3% e il 6% dell’importo finanziato, e questo allarga la forbice in modo sensibile.
Un esempio rende l’idea meglio di qualsiasi spiegazione: due offerte: 25.000€, 120 mesi, TAN identico al 5,50%. La prima ha un TAEG del 7,20%, mentre la seconda dell’8,90%. Un punto e settanta di differenza. Sembra poco, no? Eppure su dieci anni di ammortamento sono diverse centinaia di euro in più. Soldi veri, versati dal proprio stipendio o dalla propria pensione, mese dopo mese, per un costo che non stava nel tasso di interesse ma nelle pieghe del contratto assicurativo. Ecco: senza il TAEG, quelle due offerte sembrerebbero uguali. Con il TAEG, la differenza diventa impossibile da ignorare.
E qui si apre un aspetto che spesso sfugge. Il costo assicurativo non è fisso. Cambia, e anche parecchio, in base all’età di chi chiede il prestito, alla durata del piano, al tipo di contratto di lavoro, al profilo di rischio che la compagnia assegna. Un dipendente pubblico di 35 anni e un dipendente privato di 58 anni, a parità di importo e durata, si ritrovano con premi assicurativi molto diversi. Tutta quella differenza si riversa nel TAEG. Nel TAN, invece, non la si vede.
Il tetto TAEG imposto dall’INPS per i pensionati
Per i pensionati esiste una tutela in più, e conviene conoscerla. L’INPS, attraverso la convenzione con banche e finanziarie, fissa un tetto massimo al TAEG applicabile alla cessione del quinto della pensione. Non è un valore fisso: viene aggiornato ogni trimestre, sulla base dei tassi effettivi globali medi che la Banca d’Italia rileva e che il Ministero dell’Economia e delle Finanze comunica ufficialmente.
Come funziona nella pratica? Attraverso un sistema che si chiama “Quote Quinto“: quando una banca notifica all’INPS un nuovo piano di cessione del quinto, il sistema controlla in automatico che il TAEG rientri nei limiti previsti, limiti che dipendono dalla fascia d’età del pensionato a fine piano e dall’importo del finanziamento. Se il TAEG sfora la soglia, la pratica non passa. Non arriva un avviso, non c’è una trattativa, non si può “aggiustare” dopo. Il piano viene respinto e la trattenuta sulla pensione non si attiva. Punto. Il pensionato spesso lo scopre solo quando la banca lo richiama per comunicare che la pratica è stata bloccata.
Le soglie, va detto, non sono uguali per tutti: un pensionato sotto i 60 anni rientra in limiti più bassi. Man mano che l’età sale (e con essa il rischio assicurativo), le soglie si alzano: oltre i 79 anni, i tassi soglia convenzionali coincidono con quelli di usura: nessun margine aggiuntivo, si è già al limite di legge.
Ma attenzione a un dettaglio che fa tutta la differenza: questo meccanismo funziona solo per i finanziamenti erogati in convenzione INPS. Fuori convenzione, nessun controllo automatico. Il che rende ancora più importante, per il pensionato, saper leggere il TAEG che gli viene proposto e confrontarlo con le soglie vigenti in quel trimestre.
Cercare il TAEG prima di firmare
La Banca d’Italia, su questo, è netta: il TAEG va comunicato al cliente prima della firma. Il documento che lo contiene si chiama SECCI (sigla inglese per Standard European Consumer Credit Information, in italiano “Informazioni Europee di Base sul Credito ai Consumatori”). Consegnarlo non è una cortesia, ma un obbligo. E va fatto in una fase in cui il cliente ha ancora il tempo e il modo di confrontare, valutare, scegliere.
Nel SECCI il TAEG compare in posizione centrale, accanto all’importo totale del credito, all’importo totale dovuto, alla durata e al dettaglio delle rate. È stato progettato dal legislatore europeo con uno scopo preciso: mettere sullo stesso piano offerte diverse, anche per chi non ha competenze finanziarie. Insomma, è lo strumento che esiste apposta per evitare che il confronto si riduca a “questa rata è più bassa di quella”.
Se un intermediario presenta un preventivo senza consegnare il SECCI, o lo tira fuori solo al momento della firma senza dare il tempo di leggerlo, quella è una pratica non conforme. La Banca d’Italia ricorda che in questi casi si può presentare reclamo e l’intermediario ha 60 giorni per rispondere e poi, se serve, fare ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario.
Non da ultimo, in caso di estinzione anticipata della cessione del quinto, gli interessi non maturati vengono restituiti. E qui c’è un paradosso che pochi conoscono: a parità di TAEG, un contratto con TAN più alto può convenire di più se si chiude prima del previsto. Perché? Perché la quota di interessi rimborsabili sarà maggiore. Detto in altro modo: il TAN serve, eccome, ma serve dopo, per situazioni specifiche come la chiusura anticipata o il rinnovo. Per la scelta iniziale, quella in cui si decide con quale banca o finanziaria impegnarsi per i prossimi cinque o dieci anni, il numero da guardare resta uno solo. Il TAEG. È quello che la Banca d’Italia raccomanda per i confronti, è quello che l’INPS usa per il controllo di soglia, ed è quello che, per legge, deve comparire nel SECCI prima di qualsiasi firma.



