Contenuti dell'Articolo [NASCONDI]
La cessione del quinto è una delle formule di finanziamento più utilizzate in Italia da dipendenti e pensionati. La sua peculiarità è quella di garantire la rata attraverso una trattenuta diretta in busta paga o sul cedolino pensione, fino a un massimo del 20% del reddito netto. Questa caratteristica offre grande sicurezza agli istituti di credito, che si mostrano disposti a concedere somme anche rilevanti, ma pone anche una serie di vincoli normativi e contrattuali che non si ritrovano in altre forme di prestito. Uno dei temi più dibattuti riguarda le possibilità di modificare le condizioni del contratto una volta sottoscritto. Così, entrano in gioco tre concetti spesso confusi: la surroga, il rinnovo e la rinegoziazione della cessione del quinto.
La surroga non si applica alla cessione del quinto
La surroga, resa nota dalla cosiddetta “Legge Bersani” del 2007, è un istituto che riguarda soprattutto i mutui. Consiste nella possibilità, per il debitore, di trasferire gratuitamente il proprio debito da una banca a un’altra, senza costi di estinzione anticipata, mantenendo le garanzie originarie (ad esempio l’ipoteca sull’immobile) ma beneficiando di condizioni migliori, come un tasso più basso. In sostanza è una portabilità del mutuo, che permette di migliorare le condizioni senza chiudere il contratto originario e senza doverne stipulare uno nuovo con tutte le spese connesse.
Per la cessione del quinto, invece, la surroga non trova applicazione. La ragione è tecnica e giuridica allo stesso tempo: la garanzia che regge la cessione non è un bene immobile, come nei mutui, ma la trattenuta diretta su stipendio o pensione, trattenuta che è legata a un contratto specifico tra datore di lavoro o ente previdenziale e l’istituto erogante: trasferirla a un altro soggetto senza chiudere il contratto originario non è possibile. Per questo, chi desidera cambiare condizioni o spostare il prestito a un’altra banca non può avvalersi della surroga, ma deve percorrere strade diverse: il rinnovo o, in alcuni casi, la rinegoziazione della cessione del quinto.
Rinnovo della cessione del quinto vs rinegoziazione
Nella pratica quotidiana, rinnovo e rinegoziazione producono effetti molto diversi per il debitore. Con il rinnovo, si chiude anticipatamente il contratto esistente e se ne stipula uno nuovo, che può avere durata fino a dieci anni e che comporta la sottoscrizione di nuove polizze assicurative obbligatorie. Spesso, oltre a sostituire il debito residuo, viene erogata una quota aggiuntiva di liquidità, che rappresenta la vera motivazione per cui molti ricorrono a questo strumento. Si tratta a tutti gli effetti di un nuovo prestito, con i relativi costi di istruttoria e con un piano di ammortamento che riparte da zero.
La rinegoziazione della cessione del quinto è diversa: non implica la chiusura del contratto originario, ma consiste in una revisione delle condizioni, di solito limitata al tasso di interesse o alla durata residua. Non comporta l’erogazione di nuova liquidità e non è un diritto garantito al cliente, ma una possibilità che dipende dalla volontà della banca o della finanziaria di mantenere il rapporto. È dunque uno strumento più “leggero” dal punto di vista burocratico e dei costi, ma anche più limitato quanto agli effetti.
Il rinnovo della cessione del quinto come scelta strategica
Il rinnovo della cessione del quinto può essere particolarmente vantaggioso in tre situazioni. La prima è quella in cui il finanziamento è stato stipulato in anni in cui i tassi di interesse erano elevati: rifare oggi il contratto a condizioni più favorevoli può generare un risparmio importante. La seconda riguarda chi ha bisogno di liquidità extra: attraverso il rinnovo è possibile ottenere somme aggiuntive, che al netto dell’estinzione del vecchio debito vengono accreditate direttamente al cliente. La terza situazione è quella di chi ha ancora molti anni di contratto davanti: in questo caso, i benefici di un tasso più basso o di una rata più sostenibile si protraggono nel tempo, giustificando i costi di un nuovo contratto.
Prendiamo il caso di un dipendente pubblico che cinque anni fa ha ottenuto 30.000 euro con un tasso effettivo intorno al 9% su dieci anni. Oggi, dopo aver pagato metà delle rate, potrebbe chiedere un rinnovo: il debito residuo ammonta a circa 17.000 euro. Sottoscrivendo un nuovo contratto sempre decennale con tasso al 6%, la banca estingue i 17.000 euro e ne eroga 30.000, di cui 13.000 vanno direttamente al cliente. L’operazione comporta una nuova rata, più bassa, e un alleggerimento del costo complessivo degli interessi, con il vantaggio di aver ottenuto anche nuova liquidità.
La rinegoziazione come alternativa più leggera
Chi non ha bisogno di altra liquidità, ma vuole solo alleggerire la propria rata o ridurre il tasso, può valutare la rinegoziazione. È una strada utile soprattutto se il contratto è stato stipulato da pochi anni e non si sono ancora maturati i requisiti per un rinnovo. Supponiamo, ad esempio, che un lavoratore abbia stipulato tre anni fa una cessione del quinto di 25.000 euro a sette anni con un tasso dell’8%. Oggi, osservando che il mercato offre condizioni migliori, può chiedere alla stessa banca di rivedere il contratto, abbassando il tasso al 6,5% e allungando leggermente la durata residua. La rata si riduce sensibilmente, senza dover rifare da capo tutte le pratiche e senza costi aggiuntivi significativi.
Va però sottolineato che la rinegoziazione non è un diritto del cliente: la banca non è obbligata a concederla. Si tratta più di una trattativa, spesso accettata dagli istituti per fidelizzare il cliente e mantenere il rapporto, piuttosto che di un istituto giuridico codificato come avviene per il rinnovo. È qui che la presenza dei nostri consulenti può fare la differenza.
I limiti da considerare
Né rinnovo né rinegoziazione sono sempre convenienti. Nel caso del rinnovo, la legge impone che sia già stato rimborsato almeno il 40% delle rate originarie, salvo che il contratto sia di durata quinquennale. Questo significa che chi ha appena sottoscritto un prestito non può correre subito a sostituirlo, a meno di casi particolari. Inoltre, le spese legate alle nuove polizze assicurative obbligatorie e ai costi di istruttoria devono essere attentamente valutate, perché possono ridurre o annullare il risparmio atteso.
La rinegoziazione, dal canto suo, può non portare a benefici tangibili se la banca non è disposta a concedere miglioramenti sostanziali. Inoltre, non consente di ottenere nuova liquidità, quindi è indicata solo a chi cerca un alleggerimento delle condizioni già esistenti.



