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Chi decide di ristrutturare casa e comincia a valutare la cessione del quinto per finanziare i lavori, si scontra quasi subito con una domanda pratica, prima ancora che finanziaria: quanto posso davvero chiedere? La risposta istintiva sarebbe guardare al costo dei lavori e calcolare a ritroso la rata necessaria. Ma la cessione del quinto funziona all’esatto contrario: non è il costo della ristrutturazione a determinare l’importo, è la propria condizione lavorativa o pensionistica a fissare un tetto, sopra il quale, semplicemente, non si può salire. Capire dove si colloca quel tetto, prima di chiedere un preventivo all’impresa edile, evita di innamorarsi di un progetto che il proprio profilo creditizio non potrà sostenere.
Quanto costa ristrutturare casa in Italia nel 2026
Partiamo dal lato della spesa: i prezzi di una ristrutturazione variano molto in base al tipo di intervento e alla zona geografica, ma per una ristrutturazione di livello medio (che comprende il rifacimento di impianti, pavimenti e finiture senza interventi strutturali pesanti) il costo si colloca indicativamente fra i 600 e i 900 euro al metro quadro. Tradotto in cifre concrete su alcune metrature tipiche:
- Monolocale di 30 mq: 22.000 – 28.000 euro
- Appartamento di 50 mq: 30.000 – 42.000 euro
- Appartamento di 70 mq: 42.000 – 65.000 euro
- Appartamento di 100 mq: 60.000 – 85.000 euro
- Villetta di 120 mq: 75.000 – 110.000 euro
Sono cifre indicative, che vanno prese come ordine di grandezza più che come preventivo, ma sono utili per fare il confronto che serve davvero: quanto di questa spesa la cessione del quinto può effettivamente coprire, in base a chi la richiede.
Cessione del quinto: quanto si può ottenere
A parità di importo teorico richiesto, tre persone con la stessa esigenza di ristrutturazione possono ottenere cifre molto diverse, semplicemente perché la loro condizione professionale determina sia il quinto cedibile, sia il tasso applicato. Vediamo tre profili concreti, con tassi realmente in vigore nel 2026 e un piano decennale (120 rate), la durata più comune per importi di questa entità:
Dipendente pubblico
Chi lavora nella pubblica amministrazione, beneficia dei tassi più bassi del mercato, grazie al rischio di insolvenza pressoché nullo agli occhi della banca. Con uno stipendio netto di 1.600 euro, il quinto cedibile è di 320 euro al mese. Applicando un TAN fisso del 4,80%, in linea con le migliori offerte attualmente disponibili per questa categoria, su un piano di 120 rate il capitale ottenibile è di circa 30.400 euro, a fronte di un totale versato alla finanziaria di 38.400 euro nell’arco dei dieci anni.
Dipendente privato
Per un dipendente privato a tempo indeterminato, il tasso applicato è generalmente più alto, in una fascia indicativa fra il 6% e il 7% di TAN, perché il rischio percepito dalla banca è legato alla solidità dell’azienda datrice di lavoro, non a una garanzia statale. Con uno stipendio netto di 1.500 euro, il quinto cedibile è di 300 euro al mese. Applicando un TAN del 6,99%, il capitale ottenibile su 120 rate scende a circa 25.800 euro, a fronte di un totale versato di 36.000 euro.
Pensionato INPS
Per i pensionati, il tasso dipende molto dall’età: più si è vicini al limite anagrafico di accesso, più il costo della polizza vita obbligatoria incide sul TAEG complessivo. Con una pensione netta di 1.400 euro, il quinto cedibile è di 280 euro al mese. Con un TAN intorno al 7,40%, coerente con le condizioni applicate a un pensionato in età avanzata, il capitale ottenibile su 120 rate è di circa 23.700 euro, a fronte di un totale versato di 33.600 euro.
Il confronto che conta davvero
Mettendo questi tre importi accanto alle cifre di ristrutturazione viste sopra, il quadro diventa più chiaro. Nessuno dei tre profili, da solo, riesce a coprire per intero una ristrutturazione completa di un appartamento di 70 mq (42.000 – 65.000 euro): il dipendente pubblico ci arriva vicino solo se l’intervento si colloca nella fascia più bassa dei 50 mq, il dipendente privato e il pensionato restano strutturalmente sotto soglia anche in quel caso.
Questo non significa che la cessione del quinto sia inadeguata per ristrutturare casa. Significa che, nella maggior parte dei casi concreti, va vista come una delle fonti di finanziamento, non come l’unica. Chi ha bisogno di un importo superiore a quello ottenibile con il solo quinto ha, a seconda della propria condizione, alcune strade percorribili.
Usare il doppio quinto per ristrutturare casa
Per i lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, esiste la possibilità di affiancare alla cessione del quinto una delegazione di pagamento, che porta l’impegno complessivo fino al 40% dello stipendio netto anziché al 20%. Per il dipendente pubblico dell’esempio sopra, questo significa passare da 320 a 640 euro di rata mensile, con un capitale ottenibile che sale approssimativamente a 60.800 euro: una cifra che copre quasi per intero anche una ristrutturazione di 100 mq. Per il dipendente privato, lo stesso meccanismo porta il capitale ottenibile a circa 51.600 euro.
I pensionati non hanno invece accesso al doppio quinto: la delegazione di pagamento non è prevista per chi percepisce una pensione, e questo resta un limite strutturale per chi si trova in questa fascia e ha bisogno di importi più consistenti.
Il ruolo dei bonus fiscali nel calcolo complessivo
Un elemento che va tenuto presente, pur non riguardando direttamente la cessione del quinto, è l’incidenza dei bonus fiscali sulla ristrutturazione. Nel 2026 il Bonus Ristrutturazioni riconosce una detrazione del 50% per la prima casa e del 36% per le altre unità immobiliari, spalmata su dieci anni. Non riduce l’importo da finanziare al momento dei lavori, ma abbassa in modo sostanziale il costo reale dell’intervento nel tempo, ed è un fattore che vale la pena calcolare insieme alla rata quando si valuta la sostenibilità complessiva dell’operazione, magari insieme a un consulente fiscale che possa verificare i requisiti di accesso alla detrazione.
Il primo passo, allora, prima ancora di contattare un’impresa edile, è calcolare con numeri alla mano il proprio quinto cedibile e verificare, sulla base del proprio profilo lavorativo o pensionistico, quale ordine di grandezza di capitale sia effettivamente ottenibile. Il secondo passo è confrontare quella cifra con un preventivo indicativo dei lavori, per capire subito se la cessione del quinto può coprire l’intero intervento, una parte di esso, o se serve integrare con altre fonti, come risparmi propri, un mutuo di ristrutturazione o, per chi è ancora al lavoro, il doppio quinto.



