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Cassa integrazione e cessione del quinto: soluzioni a una casistica difficile

cessione-del-quinto-cassa-integrazioneLa cassa integrazione e la cessione del quinto sono due elementi che possono creare una serie di punti di attrito. La cessione del quinto corrisponde a un sistema di finanziamento che viene rimborsato tramite un addebito diretto a carico del richiedente, mediante una speciale garanzia sui prestiti INPDAP dipendenti statali (e pensionati). Se, da dipendenti, si entra in cassa integrazione nel bel mezzo di questa procedura, bisogna prestare attenzione a una serie di variabili per tutelare il benessere economico familiare.

Cosa sapere riguardo alla cassa integrazione e alla cessione del quinto

Nel caso in cui il lavoro in azienda sia inferiore rispetto a quanto preventivabile, l’accesso alla cassa integrazione può garantire un valido aiuto a una vasta cerchia di dipendenti. Si tratta di un ammortizzatore sociale che riduce il contratto a tempo pieno e lo converte in una stipula part-time.

Al tempo stesso, può servire per rimuovere ai dipendenti l’obbligo di prestare determinati servizi lavorativi. In ogni caso, la cassa integrazione prevede una riduzione dello stipendio complessivo rispetto a quello spettante, seppur sia da preferire in misura notevole rispetto alla disoccupazione.

Quando si accede alla cessione del quinto, bisogna sapere che la sua entità è collegata in maniera diretta rispetto alla busta paga. Di conseguenza, il debitore riduce il salario e la solvibilità, con l’attivazione di una polizza assicurativa inerente al rischio di perdere l’impiego. Una compagnia assicurativa può garantire un valido aiuto al debitore se quest’ultimo risulta insolvente, ma anche mettere a serio repentaglio il finanziamento generale.

Il rischio di andare incontro ad una definitiva preclusione del credito

cessione-quinto-cassa-integrazioneQuando un dipendente procede alla richiesta di un finanziamento, vanno tenuti d’occhio diversi aspetti relativi alla cassa integrazione e alla cessione del quinto. Se la prima condizione è stata attivata prima della richiesta di prestito, la banca può agire in maniera autonoma e rifiutare la concessione del finanziamento. La banca stessa indaga sul grado di sicurezza e affidabilità della figura che ha richiesto il finanziamento.

La situazione si fa ancora più intricata se il prestito viene richiesto da una realtà aziendale. Infatti, la salute economica di quest’ultima viene analizzata nei minimi dettagli e diventa molto più importante rispetto alla storia creditizia del singolo individuo.

Chi entra in cassa integrazione è alle prese con un’azienda che non vive una fase di stabilità economica, almeno nella maggior parte dei casi. Di conseguenza, la banca può vietare la cessione del quinto per il timore che le quote mensili concordate non vengano corrisposte in tempo.

La riduzione o la sospensione della rata della cessione del quinto

Due soluzioni molto valide per ridurre al minimo i problemi derivanti dalla cassa integrazione sulla cessione del quinto corrispondono alla riduzione o alla sospensione della rata singola. Se l’accorgimento viene attivato quando il finanziamento è già erogato e viene caratterizzato da una notevole riduzione dello stipendio, è possibile ottenere un prolungamento del contratto, con il conseguente pagamento dilazionato e ridotto delle rate a cadenza mensile.

La situazione può diventare ancora più interessante se la cassa integrazione prevede un calo dello stipendio superiore al 50%. Infatti, in tali circostanze, il dipendente può accedere alla sospensione della rata sulla cessione del quinto, ovviamente su base momentanea. Ci pensa la compagnia assicurativa a contrarre i debiti prestabiliti, con un contratto dalla durata identica rispetto a quella iniziale.

Quando la negoziazione su cassa integrazione e cessione del quinto non può essere effettuata

cessione-del-quinto-in-cassa-integrazioneIn alcune circostanze, purtroppo, il pagamento del finanziamento dovuto alla cessione del quinto non può essere soggetto ad alcuna negoziazione. Per verificare la fattibilità dell’intera operazione, è sufficiente verificare l’entità della riduzione dello stipendio dovuta alla sospensione temporanea della propria prestazione lavorativa. Se lo stipendio viene decurtato per una somma al di sotto del 33%, non si può fare altro che continuare a pagare le rate mensili, senza alcun aiuto da parte delle banche o delle compagnie assicurative.

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