Sempre più pensionati italiani valutano di trasferirsi all’estero per godere di un costo della vita più basso, di un clima più mite o semplicemente di un’esperienza di vita diversa. Una delle questioni centrali di questo cambiamento riguarda la tassazione della pensione e il rischio di doppia imposizione, cioè la possibilità che lo stesso reddito venga tassato sia in Italia che nel Paese di nuova residenza.

Per evitare questa situazione, l’Italia ha stipulato numerose Convenzioni contro le doppie imposizioni (DTT) che stabiliscono quale Stato abbia il diritto di tassare la pensione. Le regole, tuttavia, variano in base alla tipologia di pensione — privata o pubblica — e al Paese di destinazione.

Pensioni private e pensioni pubbliche: una distinzione fondamentale

Prima di analizzare i singoli Paesi, è essenziale chiarire un punto:

  • Le pensioni da lavoro privato (erogate dall’INPS per contributi versati come dipendente del settore privato o come autonomo) sono in molti casi tassate solo nel Paese di residenza se esiste una convenzione favorevole.
  • Le pensioni da ex dipendenti pubblici (insegnanti, militari, dipendenti ministeriali, ecc.) di norma restano tassate in Italia, indipendentemente dal luogo di residenza, perché considerate reddito derivante da servizio reso allo Stato. Alcune convenzioni prevedono eccezioni, ma sono rare.

Questa distinzione è determinante: un pensionato INPS del settore privato che si trasferisce in Portogallo può godere di un’imposizione molto ridotta, mentre un ex dipendente comunale potrebbe continuare a pagare le imposte in Italia.

Spagna: vicina e fiscalmente chiara

La Spagna è una delle mete preferite dai pensionati italiani per la lingua accessibile, la vicinanza geografica e il clima mite. In base alla convenzione Italia–Spagna, le pensioni private sono tassate solo nel Paese di residenza. Ciò significa che, per i pensionati del settore privato residenti fiscalmente in Spagna, l’INPS non applica ritenute alla fonte: la tassazione avviene direttamente in Spagna.

L’aliquota spagnola sull’IRPF (Impuesto sobre la Renta de las Personas Físicas) è progressiva: si parte da circa il 19% per redditi annui fino a 12.450 euro, salendo progressivamente fino al 47% per redditi molto elevati, ma nella fascia tipica di un pensionato medio (tra 15.000 e 30.000 euro l’anno) ci si colloca tra il 19% e il 30%. Per i pensionati ex dipendenti pubblici, invece, l’Italia mantiene il diritto di tassazione, quindi il trasferimento non modifica il prelievo fiscale.

Portogallo: dal “paradiso fiscale” al regime attuale

Negli anni scorsi il Portogallo ha attratto migliaia di pensionati europei con il regime dei residenti non abituali (NHR), che prevedeva l’esenzione totale dalle imposte per 10 anni. Dal 2020 la normativa è cambiata: oggi le pensioni private di fonte estera per i residenti NHR sono tassate al 10% fisso.

L’Italia, grazie alla convenzione contro le doppie imposizioni, non tassa queste pensioni, lasciando al Portogallo l’imposizione unica. È un’aliquota tra le più basse d’Europa per questa fascia di reddito. Tuttavia, per chi percepisce pensioni da lavoro pubblico, l’Italia continua a trattenerne l’imposta alla fonte. Il Portogallo resta comunque molto competitivo, anche per il costo della vita e l’assenza di tassazione patrimoniale su immobili all’estero.

Grecia: incentivi fiscali per i nuovi residenti

Dal 2021 la Grecia ha introdotto un regime fiscale speciale per i pensionati esteri che trasferiscono la residenza fiscale e vivono almeno 183 giorni l’anno nel Paese. Le pensioni di fonte estera sono tassate con un’imposta piatta del 7% per 15 anni.

Grazie alla convenzione con l’Italia, le pensioni private sono tassate solo in Grecia, quindi il 7% sostituisce qualsiasi altra imposta. Anche qui, per le pensioni pubbliche, la tassazione resta in Italia. Questa aliquota estremamente bassa, combinata con il costo della vita competitivo e il clima mediterraneo, ha reso la Grecia una delle nuove capitali europee della “silver economy”.

Bulgaria: il vantaggio dell’aliquota unica

La Bulgaria è apprezzata soprattutto per la tassazione molto favorevole: l’imposta sui redditi personali è fissa al 10%. La convenzione con l’Italia stabilisce che le pensioni private siano tassate solo nel Paese di residenza, quindi un pensionato INPS del settore privato pagherà soltanto il 10% in Bulgaria.

Per i pensionati ex dipendenti pubblici, invece, la tassazione resta in Italia. Nonostante il clima meno mite rispetto a Spagna o Portogallo, la Bulgaria è interessante per chi vuole minimizzare l’imposizione fiscale e ridurre drasticamente le spese quotidiane.

Marocco: un’opportunità per chi guarda al Nord Africa

Il Marocco offre un regime fiscale agevolato per i pensionati stranieri residenti: il 40% della pensione trasferita in un conto marocchino viene esentato, e la parte restante è tassata secondo le aliquote progressive locali, che vanno dal 0% al 38%. Per esempio, un pensionato con 20.000 euro annui effettivamente tassabili vedrà il prelievo reale molto ridotto grazie alla deduzione iniziale.

La convenzione Italia–Marocco prevede che le pensioni private siano tassate solo nel Paese di residenza. Per i pensionati pubblici, invece, vale la regola della tassazione in Italia. Il Marocco, oltre ai vantaggi fiscali, è apprezzato per la vicinanza geografica, i costi contenuti e la presenza di comunità italiane consolidate.

Messico: tassazione progressiva e costo della vita contenuto

Il Messico applica un’imposta progressiva sul reddito delle persone fisiche che parte dal 1,92% e arriva fino al 35% per redditi oltre i 3 milioni di pesos annui (circa 150.000 euro). Per la maggior parte dei pensionati, l’aliquota effettiva si colloca tra il 15% e il 20%.

La convenzione Italia–Messico prevede la tassazione delle pensioni private solo nel Paese di residenza, evitando così la doppia imposizione. Anche in questo caso, per le pensioni pubbliche la tassazione resta italiana. Il Messico combina un costo della vita basso, climi diversi a seconda delle regioni e un sistema sanitario privato di buon livello.

Thailandia: tassazione indiretta e nuove regole in arrivo

La Thailandia non ha ancora una convenzione contro la doppia imposizione con l’Italia, e questo è un punto critico. Attualmente, se il pensionato trasferisce la residenza fiscale in Thailandia ma riceve la pensione dall’Italia, quest’ultima può continuare a essere tassata alla fonte. Tuttavia, se la pensione viene trasferita dopo un anno dalla maturazione del reddito, in base alle norme thailandesi non si applica tassazione locale.

Questo “vuoto” normativo crea scenari molto variabili, e chi valuta la Thailandia deve farsi assistere da un consulente esperto. I pensionati pubblici, in ogni caso, continueranno a pagare in Italia.

E la cessione del quinto per chi vive all’estero?

Molti pensionati che si trasferiscono all’estero si chiedono se sia possibile richiedere un prestito con cessione del quinto della pensione. La risposta è sì, ma con alcune condizioni: l’INPS deve poter trattenere la quota mensile e il pensionato deve avere un conto corrente in Italia per ricevere il saldo. In questo approfondimento si è analizzato nel dettaglio come funziona la cessione del quinto per chi risiede fuori dai confini nazionali, incluse le reali possibilità di erogazione.